N° 6) Era un giorno in cui improvvisamente subito dopo un forte tuono, scoppiò a piovere.
Era un giorno in cui improvvisamente subito dopo un forte tuono, scoppiò a
piovere. Una pioggia contro il sistema, una pioggia di sabato pomeriggio, il giorno rinomato per le compere. Noi, io mia mamma e mia sorella avevamo un ombrello in tre. Un attimo prima passeggiavamo nel corso immerse nelle vetrine, un attimo dopo con l'ombrello che si apriva a fatica per le forti raffiche di vento. Un attimo ancora dopo, mia madre che richiudeva l'ombrello e noi tre sotto l'entrata del negozio da lista nozze. Un negozio tutto bianco, sempre con un vaso enorme di fiori all'ingresso, e io a toccarli ogni volta constatando che non fossero diventati veri. Il pavimento che ricopriva l'entrata, un'entrata onesta, del tipo da non costringere le persone a entrare dentro il negozio, quel pavimento, dicevo, che ricopriva l'entrata, era nero, di plastica, con tante bolle in rilievo, quelle bolle magiche che solo il Rotovash riusciva a pulire con efficacia. E mia madre mi scompigliava i capelli corti, per assicurarsi che non fossero troppo bagnati e io che invece seguivo le goccie che scivolavano giù dall'ombrello fino a fare strane pozzanghere tra le bolle nere del pavimento efficacemente pulito. Dentro non ci sono mai entrata, ma quelle vetrine enormi quell'ingresso democrativo il pavimento a bolle nere, e il vaso dai fiori finti, io ci ero affezionata.
