Guida Pratica ai Negozi Dimenticati

"Considerate la natura di una città, è un immenso deposito di tempo, il tempo scartato da tutti gli uomini e le donne che hanno vissuto lavorato, e sognato e che sono morti, nelle strade le quali crescono come un essere organico dotato di volontà, si schiudono come i petali di una rosa affondata nel fango, e tuttavia mancano così di evanescenza da preservare il passato a strati casuali, così che questo vicolo è antico mentre il viale che gli corre accanto è costruzione recente, ma ciò nonostante è stato costruito sulle reliquie sprofondate e interrate del più vecchio, forse dell'originale intrico di vicoli che ha dato origine all'intero quartiere."

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lunedì, 02 ottobre 2006

 N° 6) Era un giorno in cui improvvisamente subito dopo un forte tuono, scoppiò a piovere.

Era un giorno in cui improvvisamente subito dopo un forte tuono, scoppiò a piovere. Una pioggia contro il sistema, una pioggia di sabato pomeriggio, il giorno rinomato per le compere. Noi, io mia mamma e mia sorella avevamo un ombrello in tre. Un attimo prima passeggiavamo nel corso immerse nelle vetrine, un attimo dopo con l'ombrello che si apriva a fatica per le forti raffiche di vento. Un attimo ancora dopo, mia madre che richiudeva l'ombrello e noi tre sotto l'entrata del negozio da lista nozze. Un negozio tutto bianco, sempre con un vaso enorme di fiori all'ingresso, e io a toccarli ogni volta constatando che non fossero diventati veri. Il pavimento che ricopriva l'entrata, un'entrata onesta, del tipo da non costringere le persone a entrare dentro il negozio, quel pavimento, dicevo, che ricopriva l'entrata, era nero, di plastica, con tante bolle in rilievo, quelle bolle magiche che solo il Rotovash riusciva a pulire con efficacia. E mia madre mi scompigliava i capelli corti, per assicurarsi che non fossero troppo bagnati e io che invece seguivo le goccie che scivolavano giù dall'ombrello fino a fare strane pozzanghere tra le bolle nere del pavimento efficacemente pulito. Dentro non ci sono mai entrata, ma quelle vetrine enormi quell'ingresso democrativo il pavimento a bolle nere, e il vaso dai fiori finti, io ci ero affezionata.

postato da: corridrice alle ore 21:08 | link | commenti (3)
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Commenti
#1   10 Novembre 2006 - 18:25
 
Uh, perfino un blog-succursale! oppure è la sede principale e la tieni da parte per stare in tranquillità?
Mi congratulo per la nobile lotta contro l'oblio delle botteghe... Io spesso provo mentalmente a sostituire ai supermercati e ai negozi d'articoli sportivi le osterie, i fruttivendoli e le botteghe della gioventù di mio padre, come lui me li descrive.
E se proprio non ci riesco a mente, metto un pollice davanti all'occhio e penso: "Dietro al pollice c'è la ferramenta del signor Apollonio, detto Pope."
Funziona.
Corridrice, t'offendi se dico che col tuo occhio per il rotowash e i fiori finti sembri Marcovaldo in giro per Milano?
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#2   10 Novembre 2006 - 22:06
 
Ciao eno. Hai trovato una mia tana...complimenti...!!! eheheh...
Sulla questione di Marco Valdo devo dirti che ci avevo già pensato quando avevo visto che mi avevi lincato sul tuo blog. Allora sono andata a cercare questo Marco e se ho capito è uno scritto di Calvino.. Ho capito? Io, ammetto di non conoscerlo proprio. Quindi non ho motivo di offendermi. Ma conoscendolo ci si offende? No, perché se no evito e mi tengo solo il complimento!
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#3   12 Novembre 2006 - 17:38
 
Hm no, penso che non ti offenderesti! .-) Il titolo del link l'avevo già messo prima perché ho visto la Guida prima di commentarla qui qui. E il link l'ho messo perché ho frugato tra le pagine del tuo altro blog- la tua casa, non la dépandance - e mi sono divertito.
buona domenica! Eno
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